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Fallimenti aziendali: le 8 cause più comuni

É un classico: sbagliando si impara. Si dice così, no? Ebbene, per un imprenditore non c’è cosa più vera. Durante la mia esperienza sul campo, infatti, ho avuto più volte la conferma di come gli errori commessi possano effettivamente trasformarsi in esperienze formative che ottimizzano la gestione aziendale. Per contro però, ci sono alcuni errori che posso portare a danni irreversibili, come i fallimenti aziendali.

Ovviamente, non ti sto suggerendo di lanciarti contro ogni errore possibile, azzardando senza controllo. Anzi. Potresti ad esempio cercare di imparare dagli errori di altre realtà aziendali. Così facendo, avrai modo di analizzare attentamente le dinamiche che hanno portato quel tipo di fallimento, riuscendo a definire con precisione cosa evitare e cosa no. In questo senso, questa pratica sarebbe un ottimo punto di partenza.

Se invece non hai tempo per analisi e dati vari, non preoccuparti. Ho deciso di raccogliere per te le 8 cause più comuni che portano ad uno spiacevole fallimento aziendale. Esempi da cui trarre alcuni spunti di riflessione, utili per evitare esperienze di questo tipo.

Di quali cause stiamo parlando? Non perdiamo altro tempo e scopriamolo subito!

1. Non fissare obiettivi sul lungo termine

Come abbiamo già visto parlando di mission e vision, è fondamentale fissare degli obiettivi strategici sul lungo termine, cercando di prevedere quanti più scenari possibili. Si tratta di un passaggio essenziale per ogni tipo di azienda, dalle start up alle grosse multinazionali già affermate. Non a caso, lungimiranza e pianificazione sono due tra i pilastri essenziali di un buon imprenditore.

Il mio consiglio? Prendi ogni decisione basandosi sempre sugli obiettivi futuri per te e la tua azienda. Sarà proprio questa la chiave del successo, capace di aprire le porte di un business sempre più vincente.

2. Fallimenti aziendali? Selezionare collaboratori che non condividono gli stessi valori

Le risorse umane sono, in un certo senso, il vero motore di una realtà aziendale. Non a caso, la stessa scelta dei collaboratori risulta essere davvero imprescindibile per ogni impresa, dalla più grande alla più piccola. Soprattutto quando si parla di idee.

Nel momento di valutare un candidato, dunque, assicurati che le sue idee siano in linea con le tue e con la mission aziendale. Anche perché, se da una parte avere un team composto da personalità e visioni eterogenee può essere una risorsa in più, dall’altra potrà rivelarsi la prima causa di eventuali conflitti interni.

Ricorda: i tuoi collaboratori, per quanto possano essere diversi fra loro, dovrebbero sempre condividere traguardi, valori e ambizioni comuni.

Fallimenti aziendali e le principali cause

3. Fare previsioni approssimative e superficiali

Si tratta di un errore che fanno in molti. Questo perché ogni stima o previsione per il futuro dev’essere sempre minuziosa, concreta. Se così non fosse, si andrebbe soltanto incontro ad inevitabili scivoloni, rischiando di chiudere l’attività prima ancora di averla avviata.

Un conto è essere consapevoli di cosa si vorrebbe ottenere, un altro è stabilire, nello specifico, cosa si potrebbe raggiungere concretamente. In questo senso, essere in grado di ipotizzare la risposta del pubblico rispetto al nostro prodotto, ad esempio, può fare davvero la differenza. 

Diversi top manager, soprattutto neo imprenditori, pensano che la loro proposta di mercato sia talmente unica e vincente da non avere rivali. Purtroppo, il 90% delle volte non è così. Per questo è importante analizzare il settore di riferimento e i reali bisogni del nostro consumatore tipo. 

4. Cause di fallimenti aziendali? Non trovare una propria posizione sul mercato

È vero, esistono le innovazioni mozzafiato che svoltano il mercato. Offerte talmente uniche da creare dei settori e dei nuovi bisogni completamente dal nulla. Ma quanti prodotti possono vantarsi di essere l’Iphone o la Tesla di turno? Davvero molto pochi, pochissimi.

Di conseguenza, tralasciando queste straordinarie eccezioni, un buon imprenditore dovrebbe investire il proprio tempo per posizionarsi sul mercato al meglio, così da trovare la sua strada per emergere e distinguersi dal resto. Non solo all’inizio, ma praticamente per sempre.

5. Investire in progetti poco validi

Un altro degli errori più classici. Sì, perché se investire può sembrare un’operazione abbastanza facile da compiere, specie se si dispone di grandi capitali, in realtà si rivela essere assai rischioso.

Molto spesso, infatti, l’imprenditore si ritrova ad investire su progetti fallimentari, o comunque poco testati sul mercato. Risultato? È scritto direttamente nel titolo di questo articolo: dei grandi ed eclatanti fallimenti aziendali.

Per aggirare questa rovinosa eventualità, però, diversi suggeriscono alcuni modelli di innovazione di un business, tra i quali il modello 70/20/10. Di cosa si tratta? Molto semplice. Secondo questo schema,

  • Il 70% del tuo tempo o denaro dovrebbe essere destinato alle attività di core business;
  • Un altro 20% di esso, invece, andrà speso per migliorare ed implementare i progetti già esistenti;
  • Mentre il restante 10% del tempo o denaro, per i progetti nuovi estranei al core business.
Investimento sbagliato

6. Poca lungimiranza = Fallimenti aziendali

Un discorso analogo a quello fatto per il punto 1. Perché avere un’idea imprenditoriale innovativa è molto importante, ma ovviamente non basta. Serve proiettarsi sul futuro, pianificando ogni singolo dettaglio ed obiettivo da stilare. Pianificare, pianificare, pianificare dovrà diventare presto il tuo mantra. 

E mettere in pratica questi accorgimenti, significa anche comunicarli nei modi e nei tempi giusti, così da trovare collaboratori, finanziatori e talenti, fin da subito.

7. Fidarsi dell’investitore sbagliato

E perché non parlare degli investitori? Molte volte basta selezionare pessimi investitori per mandare all’aria tutti gli sforzi fatti per azzerare ogni possibilità di errore. Per questo, è importante riconoscere quelli che possono essere riconosciuti come ideali per il nostro brand, scartando invece quelli controproducenti. Un aiuto? Ricorda sempre che l’investitore perfetto:

  • È in grado di capire i confini operativi del suo ruolo;
  • Conosce bene il tuo business;
  • È pienamente consapevole dei tempi di ritorno del suo investimento.

8. I fallimenti aziendali nascono anche da una gestione strategica scorretta

Ultima, ma non per importanza, la cattiva e confusa gestione strategica aziendale. Questo semplicemente perché è essenziale saper rispondere tempestivamente alle sfide del futuro, ai cambiamenti, senza interrompere mai il flusso lavorativo. Per nessuna ragione, nemmeno in periodi critici e di emergenza. In quel caso, ad esempio, un business continuity plan sarebbe l’opzione più ottimale. 

A te è mai successo di compiere un errore di questo tipo? Ti piacerebbe scoprire come migliorare la gestione della tua attività? 

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